Gagliardini e la traversa impossibile

L’Inter stava per mandarla in archivio, cercando di dimenticarla in fretta, nel segno di Biraghi e Borja Valero, due di quelle seconde linee che invece finiscono, inevitabilmente, nel mirino. Non si potrà chiudere questa gara in un cassetto in fretta, i tre punti non cancelleranno i patimenti, Inter-Sassuolo resterà nella memoria, per quella traversa impossibile presa da Gagliardini.

Altro che Biraghi operaio della fascia, altro che Borja salvatore compassato, questa è la gara delle sciagurate occasioni perse: i margini di errore quando insegui a 9 punti sono praticamente azzerati, mettere insieme così tante opportunità gettate è un delitto che può pesare a lungo. Anche perché l’Inter esce da questo match con molte meno certezze sulla possibilità di gestire il turnover e di avere una rosa pronta a un tour de force.

OCCASIONI PERSE

—Perché se è vero che anche titolari sicuri come Candreva e Young si macchiano di errori pesanti (l’occasione per il 4-2 di Antonio, il rigore e mezzo di Young) sono le seconde linee a trasmettere un generale senso di precarietà e poca sicurezza. Troppe tutte insieme, probabilmente, visto che i cambi sono cinque rispetto all’ultima uscita e sei rispetto alla formazione titolare. Gagliardini è l’unico confermato, con Eriksen, del settore centrale, e anche prima di trovare finire nella categoria degli “indimenticabili” dalla parte sbagliata, con quel tocco a porta vuota da tre metri che avrebbe chiuso la partita, balla pericolosamente con tutta la retroguardia, a cui dovrebbe dare protezione. Fino alla presenza inerme a centro area la gol di Magnani: ritornato titolare per le assenze contemporanee di Sensi, Brozovic e Vecino, non ha certo portato mattoncini per la sua riconferma.

Discorso simile si può fare su Moses, che pure avrebbe bisogno di qualcosa di più, visto che il suo prestito è in scadenza: il nigeriano non riesce mai a essere un valore aggiunto. La società dovrà trattare per tenere lui e Sanchez almeno per l’Europa League: il Niño Maravilla sembrava così pronto a sbocciare, finalmente, che Conte ha tenuto seduto il Toro Lautaro. Invece siamo fermi al gol di Genova di settembre, macchiato poi dall’espulsione. Il cambio con De Vrij suona come una bocciatura per Ranocchia, mentre Agoumé non fa nulla per meritare una promozione. È vero, è un 2002, ma non è ancora una soluzione. Forse nemmeno un’alternativa sicura. Il problema è che è in buona compagnia.

Fonte: Gazzetta.it