Le parole di un campione, si sa, hanno un peso specifico diverso. E quando un campione decide di salutare il campo che lo ha visto protagonista per anni, quelle parole assumono il sapore dolceamaro della nostalgia e della gratitudine. È il caso di Ciro Immobile, il bomber laziale e della Nazionale italiana che, con una lettera commovente, ha annunciato il suo addio al calcio giocato. “Ho vissuto un sogno”, ha scritto, ed è una frase che racchiude non solo una carriera eccezionale, ma anche un pezzo importante della storia recente del nostro calcio.
Non è un addio inatteso, vista l’età e gli ultimi anni in cui gli acciacchi fisici hanno iniziato a farsi sentire con maggiore frequenza. Eppure, ogni volta che un pezzo da novanta come Immobile depone le armi, si avverte un senso di vuoto. Per i tifosi della Lazio, ovviamente, ma anche per tutti gli appassionati di calcio italiani, che con Ciro hanno vissuto gioie e, a volte, delusioni in maglia azzurra.
Un attaccante, due facce (o quasi) in Nazionale
La carriera di Ciro Immobile è stata un inno al gol, una costante ricerca della porta avversaria. Quattro volte capocannoniere in Serie A, recordman di reti in una singola stagione (36, affiancato a Gonzalo Higuain), Scarpa d’Oro nel 2020: cifre che parlano da sole e lo collocano tra i più prolifici attaccanti del calcio italiano contemporaneo. La sua storia con la maglia della Nazionale, però, è sempre stata un po’ più complessa, un rapporto a tratti tormentato, sebbene impreziosito da un traguardo storico.
Con l’Italia, Immobile ha debuttato nel 2014 e ha collezionato 57 presenze e 17 reti. Numeri non esaltanti per un bomber del suo calibro, spesso criticato per non riuscire a replicare in azzurro la stessa verve realizzativa mostrata con la Lazio. Le attese erano sempre altissime, forse proprio per la sua capacità di sfondare le difese avversarie in campionato. Il suo ruolo nella squadra di Roberto Mancini campione d’Europa nel 2021, tuttavia, è stato fondamentale. Non solo per i gol (due, contro Turchia e Svizzera, entrambi nella fase a gironi), ma per il lavoro di pressing, per la capacità di aprire spazi ai compagni e di essere il primo difensore. In quella Nazionale, Immobile è stato l’attaccante che tutti volevano: un punto di riferimento, un lavoratore instancabile al servizio della squadra. Ha saputo interpretare un ruolo non sempre da protagonista assoluto, ma determinante per la coesione e l’equilibrio del gruppo.
Dopo l’Europeo, il suo rendimento in Nazionale ha subito un calo, anche a causa di infortuni che lo hanno spesso costretto ai box. Le qualificazioni al Mondiale in Qatar, mancate clamorosamente, hanno segnato un periodo buio per tutti, e anche Immobile non è riuscito a invertire la rotta. Tuttavia, la sua leadership, la sua esperienza e il suo carisma sono rimasti un riferimento importante per i compagni più giovani.
L’addio al calcio di Ciro Immobile non è solo il saluto a un grande attaccante, ma anche la chiusura di un capitolo per la nostra Nazionale. Il suo percorso con la maglia azzurra, fatto di luci e ombre, è un monito su quanto sia difficile, a volte, tradurre il successo di club in quello internazionale. Ma è anche la testimonianza di un giocatore che non ha mai mollato, che ha sempre dato il massimo e che, alla fine, ha saputo conquistare un posto nella storia. Il suo “sogno” lo ha vissuto fino in fondo, regalandoci emozioni indelebili e lasciando un segno nel cuore di chi ama il calcio.